

TRAMA
Marito e padre perfetto, questo era ciò che pensava Laura di Peter. Almeno fino a quando l'uomo, partito da Francoforte per rilassarsi con un amico nel Midi della Francia, viene trovato assassinato in un bosco della Provenza e Laura si ritrova catapultata in una spirale di scoperte tanto agghiaccianti quanto inaspettate sul conto del marito. Peter non solo era sull'orlo del fallimento economico, ma da tempo aveva un'amante francese, con la quale progettava di fuggire in Sudamerica per rifarsi una vita, abbandonando la moglie e la figlioletta di pochi anni. Stordita dalla verità Laura si illuderà di trovare un sostegno in Christopher, il miglior amico del marito, ma invano.
RECENSIONE
Ho pensato a questo romanzo come ad un drammatico resoconto sul tradimento, la scoperta dell'inganno e l'impotenza totale di fronte alla verità. Un pò come il film "le fate ignoranti", dove il marito della protagonista muore in un incidente e solo allora la moglie scopre il fattaccio. Stessa cosa per il romanzo della Link. Invece mi sono trovata di fronte ad un giallo. Delitti, indagini, rancori, disperazione. Un mix di tensione e sentimenti che difficilmente ho trovato nelle mie varie letture. Da una parte l'ho trovato piacevole perchè, appunto, mischiava diverse sfumature che rendevano la lettura interessante. Ma dall'altra ho sentito troppo forte la tinta del giallo, che secondo il mio modesto parere ha stonato. Avrei preferito puntasse più sulla presa di coscienza di una moglie ingannata, come nel film sopra citato, la riscoperta di un universo parallelo del quale lei non faceva parte, ma ho trovato comunque il romanzo piacevole. Niente di eccezionale ma ben scritto e farcito di altri personaggi, di altre vite, che alla fine hanno collimato nello stesso punto, chiudendo poi il sipario sulla vicenda. Non avevo letto nulla di quest'autrice ma sicuramente merita di essere letta.
Voci di ragazze, le note di un pianoforte, la campana che scandisce i tempi dello studio e dello svago, il silenzio della notte nel dormitorio. Siamo in un collegio in Francia, nel dopoguerra. Thérèse aspetta l'estate, per poter fare ritorno a casa. Ma intanto la madre si è sposata e lei sa che non potrà tornare a rifugiarsi nel suo letto, dormirle accanto, come un tempo. Lì, in collegio, c'è però qualcuno che può darle e chiederle - spesso esigere - un affetto altrettanto intenso ed esclusivo, anche se di natura diversa: è l'appassionata, tirannica Isabelle. Destinato a durare il breve arco di una stagione, rubato allo studio, al tempo dei pasti e al sonno, consumato in un'aula deserta, nei bagni del collegio, nel letto di Isabelle, in uno squallido albergo, l'amore che lega le due compagne è fatto di abbandono totale e di disponibilità al gioco erotico; ma anche di pudore e di improvvise asprezze, tanto che le due protagoniste si danno del lei, durante i loro primi incontri, come vuole la regola del collegio, ma talvolta anche più in là, quando sentono, drammaticamente, l'impossibilità di una totale fusione l'una nell'altra. Scritto nei toni suggeriti da un lirismo intenso ma anche impregnato di fisicità, questo romanzo breve tocca il tema erotico con audacia, sincerità e originalità di linguaggio, inserendosi a pieno diritto nel grande panorama novecentesco del récit francese.
SUL ROMANZO
"Thérèse e Isabelle" è la storia di una delicata quanto scabrosa iniziazione omosessuale in un collegio femminile, d'ispirazione autobiografica come quasi tutta l'opera di Violette Leduc. Il testo, che è possibile leggere ora nella sua versione originale e che costituiva l'inizio di un romanzo, "Ravages", fu al centro di un vero e proprio dilemma editoriale, uno degli eventi più significativi e drammatici della sfortunata carriera letteraria di Violette Leduc. Siamo nel maggio del 1954. Leduc, all'epoca nota solo a una ristretta cerchia di ammiratori, era soprattutto apprezzata da Simone de Beauvoir che l'aveva seguita sin dai suoi esordi, senza lesinare né consigli né sostegno finanziario; fu la stessa Simone de Beauvoir a presentare il manoscritto a Gallimard. "Thérèse e Isabelle" era il primo lungo capitolo del romanzo, un episodio perfettamente conchiuso che trasponeva una felice vicenda personale: la passione travolgente e contraccambiata per una compagna di collegio, Isabelle, durata lo spazio di una stagione. Il romanzo, del resto, si sviluppava in prima persona e lo stesso nome della protagonista, Thérèse, non era altro che il primo nome di battesimo di Violette Leduc. Il racconto venne quindi prima censurato da Gallimard, poi smembrato e sensibilmente rimaneggiato dalla stessa Leduc. Oggi finalmente il testo ritrova la sua coerenza e continuità iniziali. Un'opera a se stante che si inserisce a pieno diritto nel panorama novecentesco francese. (Dalla postfazione di Carlo Jansiti).
RECENSIONE PERSONALE
Ho amato questo romanzo, subito, dalla prima pagina. La trama mi ispirava e l'ho scelto dopo aver letto qualcosa della Winterson. Motivo? Semplicemente ho apprezzato la narrazione di amori omosessuali con tale poesia e vibrazione. Non potevo non provare anche quest'autrice. L'amore di due adolescenti, la passione di una delle due, così travolgente, così innocente e pura. Un cuore che palpita e una scoperta dolce come il miele. Del proprio corpo, delle pulsioni e dei desideri. Il sesso passa in secondo piano, due persone, null'altro. Due sentimenti contrapposti: amore e curiosità. Therese ama, Isabelle vuole scoprire. Sé stessa o forse semplicemente dove può arrivare utilizzando la propria sensualità. La pubertà di due collegiali alle prese con un mondo protetto, ma libero e infuocato nel loro letto notturno. Di giorno segretamente taciuto. Il distacco, poi, delle protagoniste. Vissuto con ardore e dolore dal lettore. Perchè a volte anche le più forti emozioni servono solo come ponte per l'accettazione di sé stessi.
TRAMA
Farrell ha un passato da dimenticare: un padre alcolizzato e violento, una madre che si è consumata sotto i suoi occhi, la perdita dei fratellini affidati ai servizi sociali dopo la morte dei genitori. Quando incontra e sposa Grace, bella, fragile e raffinata, l'illusione del riscatto sembra essere a portata di mano. Ma il conflitto ancora irrisolto con l'autorità paterna, che si riflette nei conflitti con il padre di Grace, la diversa condizione sociale tra i due sposi e i fantasmi del passato da cui non riesce a liberarsi sono ostacoli troppo grandi da superare.
RECENSIONE
Un romanzo intenso, fatto di emozioni, retto da emozioni. Nasce da conflitti e dolori per crescere nell'amore, ma muore nell'ultima pagina nel medesimo dolore del passato, come non fosse mai scivolato via. Un romanzo che racconta l'amore con strazio, dalla prima pagina all'ultima. Forse un pò troppo "harmony" in alcuni punti, durante l'incontro dei due portagonisti, nel racconto della loro unione. Ma per il resto davvero toccante. Mi ha accalappiato subito e l'ho letto con grande interesse, anche se devo ammettere di aver percepito la conclusione molto prima della fine. Ma credo che lo scopo dell'autrice non fosse il "colpo di scena", bensì accompagnare il lettore nella discesa dell'ossessione amorosa. Con me ci è riuscita in pieno.
TRAMA
Estate 1976, di nuovo in vacanza: mamma, papà, il caravan, il campeggio nei Galles del sud. Il quindicenne Richard non ha motivo di aspettarsi grandi sorprese. Ma una novità c'è: la grande casa abbandonata attorno cui Richard e il suo amico d'infanzia David amavano curiosare è improvvisamente abitata. A Wish House, la casa dei desideri, sono tornati i proprietari: i disinibiti, anticonformisti Dalton. Il pittore Jay, quasi un sacerdote dell'arte, a cui si dedica con instancabile e fanatico fervore; sua moglie Lucia, bella e trasognata; il figlio Joe appassionato di musica; e la bellissima figlia Clio, musa onnipresente nei quadri di Jay, da cui Richard è irresistibilmente, quasi perdutamente attratto. Lo stesso Jay mostra un interesse speciale per Richard, che aspira a entrare nel clan; e ben presto L'attrazione per Clio si trasforma in una storia d'amore, potente e intensa. Con lei trascorre giorni e notti indimenticabili, prendendo coscienza delle proprie emozioni e dei propri sensi. Fino a quando il genio di Jay non diventa distruttivo e un doloroso segreto viene alla luce...
RECENSIONE
Ho letto questo romanzo in tre giorni. Perchè? Cattura, ammalia, strega. Una miscela esplosiva di sensualità, valori, pudori, paure, libertà. Emozioni contrastanti ma che si fondono nel romanzo più profondo (a mio parere) di Celia Rees. Già letta ne "il viaggio della strega bambina" e "se fossi una strega", trovo questo romanzo una piacevole novità nello stile narrativo dell'autrice. Un insieme di grandi scoperte, dall'amore alla vergogna, dalla gelosia al risentimento e così via. Consiglio la lettura di questo libro perchè sa raccontarsi semplicemente, senza artifici. Tutto molto scorrevole e un finale che lascia dell'amaro in bocca... ma solo per poco. Vicende d'amore, sesso, adolescenza e morte, condite dall'arte e dall'armonia dei colori su tela.
TRAMA
Manaka, ventitré anni, è cresciuta in una casa circondata da un grande giardino, a pochi passi dalla casa di Hiroshi che, dopo essere stato il compagno di giochi dell'infanzia e l'amico intimo dell'adolescenza, è diventato suo marito. La loro vita sembra procedere senza scosse fino alla morte del nonno di Hiroshi con cui il ragazzo ha sempre vissuto, dopo essere stato lasciato da entrambi i genitori che avevano deciso di far parte di una setta religiosa in America. Nel mettere a posto la casa del nonno, emergono particolari che gettano una luce sinistra sullo spirito della setta e che spiegano le angosce da cui Hiroshi è talvolta sovrastato.
RECENSIONE
Come sempre la Yoshimoto non necessita di grandi trame per catturare il lettore. Come sempre gioca sui sentimenti più antichi trasformandoli in visioni fantastiche, ed il cuore immancabilmente spicca il volo. Riesce a parlare delle emozioni, le gioie, le lacrime, con una dolcezza e un'infinita passione da restare commossi anche nella semplice descrizione di una camelia. Così per Honeymoon non è servita una storia avvincente o di grande spessore per rendere il romanzo bellissimo. La storia è dentro i cuori dei due personaggi. Lei vinta dalla bellezza della natura, ottimista e straripante desideri, lui piegato nel dolore, spaventato dalla morte, annegato nel pianto. Insieme trovano l'equilibrio della purezza e in essa germogliano. Anche tra sogni violenti, presentimenti e fughe, i due protagonisti non si abbandoneranno mai alla ferocia dell'umanità intorno a loro. Come protetti da un velo trasparente essi guarderanno il mondo in un modo differente. E ne resteranno entusiasti.
Titolo Voglio guardare

Autore Diego De Silva
Prezzo € 12,00
Dati 2002, 184 p.
Editore Einaudi (collana L'Arcipelago Einaudi)
"A cavalcioni del cliente, Celeste sbatte la testa contro il soffitto dell'auto per la terza volta.
- E piano, cazzo! - Si blocca puntellandosi con le mani sulle spalle di lui, dimostrandogli che le basterebbe muoversi tanto così per farlo uscire. Poi lo guarda con severità.
- Scusa - sussurra quello, completamente in suo potere. Poi aspetta che sia lei a riprendere. E lei riprende, a occhi chiusi, contorcendosi e ansimando senza mai aprire la bocca, come le piacesse da morire. Chi lo sa, se le piace.
Il cliente la tiene per la vita, segue quella specie di danza con la bocca insalivata, la faccia stravolta.
Celeste non apre gli occhi eppure sorride come se lo sapesse, come lo stesse guardando mentre le si annulla fra le gambe. E questa consapevolezza l'appaga, la fortifica. E' bello pensare che quest'uomo tornerà a casa con una crepa nella vita."
TRAMA
Celeste ha sedici anni. Fa il liceo scientifico. Vive in una famiglia qualsiasi. Ha un corpo come tanti. Il pomeriggio presto esce di casa, scende in litoranea, raggiunge il solito posto e aspetta. A vederla così, con i jeans, senza un filo di trucco, nessuno direbbe che stia lì per quello. Poi le passano accanto con la macchina e rallentano. Qualcuno scuote la testa, qualcuno fa il giro e si ferma. David Heller ha ucciso. È un uomo giovane, atletico, taciturno. Vive solo, in un grande appartamento. Fa l'avvocato penalista con un certo successo. Un giorno è uscito di casa con un grosso zaino sulle spalle, con dentro il cadavere di una bambina. Celeste l'ha seguito.
RECENSIONE
Guardo la copertina di questo romanzo e ricordo il periodo in cui lo lessi. Ero molto emozionata, la mia vita correva su un binario nuovo e c'era amore. Lo lessi quindi con ardore e clemenza, senza condannare né inorridirmi, di fronte alla morte, all'omicidio, alla vendita di sé stessi. Così capita a Celeste, di mercanteggiare le proprie carni, la propria persona, senza scrupoli e forse nemmeno per i soldi. Giovane, senz'anima, non poteva che inciampare nel suo alter ego più animale. Davide, omicida. Un incontro romantico e feroce, di due esseri umani disturbati, in maniera diversa, ma in un mondo uguale. E tra loro nasce quell'empatia che a pochi accade di provare. Insieme hanno un senso. Due vite disperate ma inconsapevoli di esserlo. E lei cerca nella casa di Davide la sua anima, cerca la sua vera essenza. Lui glielo permette, senza conoscerla realmente, la lascia insinuare dentro di lui. Celeste non lo lascerà mai. E a Davide questo sta bene. Silenzi, gesti e segreti.
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«Ho telefonato alla mia amica Charlotte, per annunciarle la novità. Ha gridato di gioia. Presto, non ho dubbi, tutta la città saprà che ho goduto… Ho vent’anni e l’impressione di averne cento, mille. Non so più. Ho goduto, io sono altrove. È questa la felicità?» Senza pudori e con tutta la vitalità di una giovane donna, Sarah racconta di sé e del suo rapporto, febbrile e «ossessivo», con l’altro sesso. Incontro dopo incontro, relazione dopo relazione, Sarah cerca di conoscere i suoi sensi, il meccanismo affascinante e misterioso del suo corpo. Trova nuovi amanti, nuove situazioni, nuove emozioni, abbandonandosi senza pudore alle esperienze più intense, coinvolgenti, sorprendenti. Sino a raggiungere una sessualità liberata, estrema, totale e insieme una coscienza tutta propria della femminilità.
RECENSIONE
Lessi questo romanzo molti anni fa, parecchio tempo prima dell'uscita di "cento colpi di spazzola prima di andare a dormire" dell'ormai nota Melissa P. Sottolineo questa cosa perchè molte persone li hanno paragonati, insensatamente. Senza entrare nel merito del romanzo d'esordio della Panariello, posso senza ombra di dubbio affermare che "ho goduto" è il più bel libro del genere che abbia mai letto. Dire "bello" è riduttivo in quanto suddetto romanzo mi ha trasportato in un vortice di erotiche sensazioni che difficilmente un libro sa farmi provare. Ho letto con devozione ogni parola del romanzo come se fosse l'ultima, famelica di quell'emozione universale che ha provato Sarah. La ricerca dell'orgasmo come ricerca interiore di sé stessa. Ho voluto leggere il libro con la proiezione personale di un viaggio attraverso l'anima utilizzando la carne come mediatrice. Così nella semplicità di un gesto Sarah ha trovato ciò che cercava con disperazione e paura. Così come nella semplicità delle cose si può trovare l'infinita pace in una vita di tormenti. Questo mi ha dato "ho goduto" e per questo lo consiglio vivamente.
Titolo Ho goduto
Autore Sarah
Prezzo € 7,50
Traduttore Ferrero A.
Editore TEA (collana Teadue)