"I Promessi Sposi"... No, dico, ma vi rendete conto di quanto bello sia questo romanzo? No! Non sorridete. So bene che - in teoria - non ho scoperto l’acqua calda. O almeno non è una scoperta per chi ama i classici. Ma, diciamocelo francamente: il 90% della popolazione, in particolare le ultime generazioni, odiano questo libro. Un volume di poco più di 600 paginette che sempre più viene, di fatto, definito un “mattone”. E un po’, forse, va pure capita questa tendenza. La mia fortuna, infatti, è stata quella di non essere incappata in un maestro ostinato nel volerlo propinare a scuola. Proprio così: non ho mai studiato il Manzoni. E oggi mi sento di dire, per fortuna! Chissà magari se l’avessi “sperimentato” ai tempi della scuola media non sarei riuscita ad apprezzarlo così tanto, anzi. Spero solo che altri, come me, abbiano il coraggio di prendere, o riprendere, in mano questo capolavoro della letteratura italiana. Io l’ho fatto. L’ho fatto con una copia vecchia e ingiallita appartenente a mia nonna. Una splendida copia che aveva persino il pregio di non avere neppure una nota di rimando. L’ho fatto prima rilegare: era semi-distrutto. Poi l’ho preso in mano e ho cominciato a leggere. A leggere. A leggere: e chi ci riusciva più a distaccarsi?
Ho trovato fantastico il linguaggio utilizzato, dal gusto così rétro, che mi ha permesso di sentire e inalare l’odore dell’aria di quei tempi. Ma soprattutto ho adorato ogni qualvolta l’autore prendeva per un attimo le distanze dal racconto per interagire con il lettore. Infine ho vissuto l’ansia dei protagonisti – Renzo, Lucia, Agnese ma anche Don Abbondio, Don Rodrigo, padre Cristoforo, il Griso, la Monaca di Monza e tanti altri ancora - coinvolti in una serie di faccende che, seppure di stampo antico, ancora oggi hanno agganci con l’attualità nella rappresentazione di sentimenti insormontabili come l’amore, la gelosia, l’avidità, la paura, la disperazione, la codardia… e via enumerando. Devo ammetterlo: alcuni libri mi hanno impaurito, altri mi hanno fatto sorridere, ma credo che la storia de “I Promessi Sposi” sia stata la primissima - e fino ad oggi l’unica - ad avermi fatto piangere, non una, non due, ma parecchie volte. Tuttavia, una nota negativa l’ho individuata. Ed è forse quella su cui i professori probabilmente puntano maggiormente durante le loro lezioni. Ebbene parlo di un capitolo che fa sbadigliare. Un intero capitolo, che pare essere stato aggiunto in un secondo tempo. Certo, da un punto di vista didattico, posso capire che sia importante in quanto descrive personaggi e scene politiche che caratterizzavano quel periodo storico, ma - per quanto mi riguarda – si è trattato solo di un dosso posto sul bagnasciuga di uno splendido mare di emozioni in subbuglio. Una faticaccia a oltrepassarlo, che non vi dico. Ma poi si rientra nel vivo della storia che, purtroppo - come capita con ogni libro che si vorrebbe non finisse mai - delude un po’ verso la fine, la quale - senza svelare nulla - mi è parsa fin troppo sbrigativa…
Eppure, dico davvero: ne vale la pena!
Manuela Mazzi